"Poi c'è il rombo del tuono, che tremendo frastuono, ma in un attimo il silenzio c'è..."

A inizio anni '90, in seguito alle repliche di Lady Oscar, Alessandra Valeri Manera decise di dare una nuova sigla alla serie, dando vita a uno dei capolavori di tutta la produzione siglesca.
Una sigla realizzata negli anni dei telefilm, quando ormai il dream team conosceva pienamente l'altro aspetto della musica, quello di saper trasmettere un preciso messaggio al pubblico, fatto ovviamente sempre di bambini. E fu proprio da questo momento, ovvero dall'introduzione di argomenti seri e tematiche adolescenziali, come l'insicurezza, l'emarginazione, l'essere se stessi, l'aprirsi, la paura del mondo intorno a sè, ma anche l'amicizia, la fantasia, il primo amore etc., che Alessandra decise di cominciare a scrivere i testi di determinate sigle (ovvero quelle relative a cartoni che potremmo definire per un pubblico adulto) come facevano i giapponesi, esulando ovvero dai canoni della storia in sè. Proprio con "Prendi il mondo e vai", infatti, Alessandra pensò bene di creare dei testi che si avvicinassero al cartone stesso, ma non ne raccontassero solamente la storiella, da quel momento certe sigle dovevano dare qualcosa, esattamente come le sigle originali giapponesi. Da quel momento ci doveva essere un posto riservato alla trasmissione di certi precetti, che esortassero il pubblico infantile a usare la fantasia, all'amicizia, a sopportare gli sforzi, a capire che ci sono gli sforzi, a capire che si deve piangere, a credere in se stessi, insomma a prendere il mondo e andare.

Questo era impensabile, o almeno la maggior parte delle volte non avveniva, nelle sigle di vecchio stampo che dovevano
comunque rimanere strettamente attinenti alla trama della serie animata (potrei citare Pollon, ma anche Kiss me Licia o L'uomo tigre o Jeeg Robot o L'incantevole Creamy o Il grande Mazinga o La canzone dei puffi o Ufo Robot o Sampei o Il gatto Doraemon etc.).
Basti confrontare, per l'appunto, proprio i testi di Lady Oscar (I Cavalieri del Re) e Una spada per Lady Oscar (Enzo Draghi prima, Cristina D'Avena poi) del 1990. La prima non fa altro che parlare di quello che succedeva, era successo, o sarebbe successo nella storia del cartone, inserendo anche parti fantastiche e inventate: "Grande festa alla corte di Francia, c'è nel regno una bimba in più (...) Notte buia alla corte di Francia a palazzo si dorme già... Oh Lady Lady Lady Oscar tutti fanno festa quando passi tu... etc". La seconda invece, che rientra nel secondo filone, ha un testo senza dubbio più lirico, non vuole raccontare più la storia in sè (se non con qualche cenno qua e là), c'è sicuramente maggiore libertà sia nello stile che nei contenuti. Ho cercato di dare una mia interpretazione a questa sigla, che potete tranquillamente leggere
qui
Questo fa capire proprio come sia cambiato il concetto di sigla nel corso degli anni anche in Italia, a modello di quello che accadeva in Giappone, ma con evidente ritardo; anche lì infatti c'è stato lo stesso percorso, si confrontino ad esempio un Maho tsukatai Sally o un Himitsu no Akko-chan con una qualsiasi delle sigle di Maison Ikkoku, da Fantajii a Suki sa. Si passa dalla semplice filastrocca a qualcosa di più serio. Gli stessi Cavalieri del Re hanno mostrato questo cambiamento con la sigla di Caro Fratello del 2000, realizzando un testo bellissimo, molto accurato, che si discosta ampiamente dai canoni con cui era stata scritta 20 anni prima la loro Lady Oscar, che doveva essere soprattutto un prodotto commercialmente appetibile, con un ritornello azzeccato e orecchiabile, in modo tale che la RCA potesse vendere il 45 giri (altrimenti a cosa servivano le selezioni se non a decidere quale sigla potesse fruire di più dal punto di vista commerciale? Questo però non vuol dire che queste sigle fossero di bassa qualità, anzi). Da ciò traspare anche com'era rigido il pensiero sugli anime giapponesi a fine anni '80, inizio '90, se ancora oggi sono considerati da molti come roba per bambini, pensate com'erano ritenuti all'epoca quando non c'era neanche la libertà di scrivere i testi delle proprie sigle, ma si doveva sottostare a determinate restrizioni. Gli stessi Cavalieri hanno visto censurarsi alcune delle loro sigle (ad esempio Nero cane di leva, che nulla aveva di così scandaloso nella prima versione del testo. Si sa, comunque, che la Rai sotto quest'aspetto non è mai cambiata, censurava le sigle all'epoca e lo fa tuttora, cito ad esempio "osso duro", termine censurato ai Raggi Fotonici, che si sono visti costretti a sostituirlo nella sigla di Supergals, perchè secondo i dirigenti Rai "era un chiaro riferimento fallico", mentre lo ritroviamo nei testi della Manera come nella sigla di Un video gioco per Kevin). 
Quando invece si oltrepassava il concetto di sigla in sè per sè nascevano, anche in quel periodo, delle cose complessivamente eccellenti, non solo riguardo la musica o la composizione strutturale della sigla quindi, nonchè l'interpretazione dei cantanti, ma anche riguardo i testi stessi. A Riccardo Zara, infatti, fu affidata, proprio per il grande successo della serie e della sigla, la realizzazione di un monografico, con quattro nuove canzoni, dedicate proprio a Lady Oscar, e queste si avvicinano al modello della seconda sigla. Non c'era più bisogno di creare un prodotto puramente commerciale, che colpisse il bambino per incitarlo a comprare il 45 giri, una sigla di questo tipo (Lady Oscar, appunto) già c'era, e lo spazio rimanente poteva essere usato per dare vita a qualcosa di meno scontato.
Con queste canzoni I Cavalieri del Re sono riusciti a creare veri e propri capolavori, se fossero state usate anche queste come sigle (magari finali, come fecero per Goldrake) credo che la trasposizione italiana di Versailles no bara sarebbe risultata perfetta, sto parlando di brani molto intensi e emotivamente espressivi quali Alle porte della rivoluzione e Canto di Andrè. Nasceva così negli anni '90 la sigla che avrebbe accompagnato Lady Oscar per più di dieci anni, per poi essere sostituita con l'arrivo di Fabrizio Margaria che ha ripristinato la prima. Di Una spada per Lady Oscar, però, esistono due versioni: la prima cantata da Vincenzo Draghi e la seconda cantata da Cristina D'Avena e trasmessa qualche tempo dopo. Grandi interpretazioni entrambe, la prima più dura che pone l'accento sui continui riferimenti alla battaglia, al combattere come un uomo, alla parte maschile insomma di Oscar, la seconda più dolce e raffinata, che al contrario si abbina bene con la sua parte femminile. Una doppia sensibilità che poteva essere espressa meglio se la sigla fosse stata cantata da entrambi non separatamente. E allora mi sono divertito a mixare le due versioni, cercando di amalgamare la voce di Enzo a quella di Cristina, un duetto già sperimentato nelle canzoni di Licia. Per ascoltare questo montaggio basta cliccare sul link qui sotto e aspettare che il file audio venga caricato nel lettore; ho realizzato anche la videosigla, estrapolando la parte video dalle vhs Cantiamo con Cristina, vedrete quindi che c'è il testo scorrevole, straordinariamente realizzato dal punto di vista grafico, con l'arcobaleno che appare nel ritornello. Per vederlo dovete seguire lo stesso procedimento. 


"Remì, Remì ascolta sempre il cuore...

Solo il cuore sa cullare i sogni come le stelle che da lassù fanno la ninna nanna al sole..."

Quando nel 1999 il classico dell'animazione Remì è passato dalle reti Rai a quelle Mediaset, probabilmente a causa della diversa fonte del master video, per la serie è stato realizzato un nuovo doppiaggio, meno censurato della prima edizione, e di conseguenza una nuova sigla: Ascolta sempre il cuore Remì, chiamata con il nome del nuovo titolo dato al cartone animato.

Una sigla molto diversa dallo storico brano di Vince Tempera e cantato da I ragazzi di Remì, ovvero da Giampi Daldello, ma sicuramente di grande qualità, sia dal punto di vista musicale che riguardo le parole del testo. Questa nuova sigla appare come una ninna nanna, molto dolce e in alcune parti quasi malinconica.

Ma dal libro Senza famiglia di Hector Malot è stato tratto anche un altro anime giapponese, che chiude il lungo elenco delle serie WMT (World Materpiece Theatre, da Anna dai capelli rossi a Papà Gambalunga, da Peline story a Spicchi di cielo tra baffi di fumo...), comprato da Alessandra Valeri Manera a fine anni '90 e subito adattato. A causa dei numerosi cambiamenti in Mediaset degli ultimi anni e dell'arrivo di nuove persone nella fascia ragazzi, però, questa serie animata non ha trovato ancora posto nel palinsesto televisivo di Italia1. Nonostante ciò la Shin Vision ha acquistato i diritti per l'home video, ed infatti la serie è stata pubblicata, con il doppiaggio Mediaset e le sigle giapponesi, con il titolo di Remy la bambina senza famiglia. Eh sì, proprio "bambina"! Questo perchè la nuova versione animata del libro vede il cambiamento del sesso del protagonista da maschile a femminile. Per il resto la trama non ha subito drastici cambiamenti. In Italia, quindi, non abbiamo ancora avuto una sigla nella nostra lingua... e in attesa della sua realizzazione, magari in vista della messa in onda su Italia1, mi sono divertito a unire Ascolta sempre il cuore Remì, la sigla di cui ho parlato prima, al video della sigla iniziale giapponese di questa nuova versione. 

L'unico problema era la strofa "Remì, Remì sai quanto è grande il mondo? Certo che sì fanciullo vagabondo...", che doveva diventare "fanciulla vagabonda", beh, credo di esserci riuscito, per vedere il video dovete cliccare sul link qui sotto e aspettare che si carichi la videosigla nel lettore... ;)